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Anima e sensibilità dell'Universo Brasile

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Scoprire il Brasile è come aprire una finestra su una dimensione davvero particolare, quella del popolo brasiliano.
Un viaggio in Brasile è il punto di partenza per un percorso intorno all’anima di uno dei popoli più ammirati e citati ma ancora incompresa. E’ saper entrare con discrezione nei risvolti più intimi della storia di un popolo che da una eredità di schiavitù ha saputo apprendere una lezione magistrale sull’esistenza: la gioia di vivere.










Non si tratta del mito un pò retorico dell’allegria brasiliana - credenza troppo superficiale di quanti brasiliani non sono - ma di una manifestazione di un intero popolo che “piange ridendo” come dice Toquinho in “Lindo e triste Brasil”, dove anche il carnevale è espressione di una ricerca intima ed affannosa del senso della vita.
Come diceva Jorge Amado, il Brasile è la “somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione…ed è proprio questo che rende il Brasile così magicamente colmo di luci ed ombre, così fragile, allegro, violento e tuttavia così impossibile da dimenticare”.
E’ da questo pensiero che voglio partire per riflettere su una parola tipicamente brasiliana: la Saudade. Non si può prescindere da questa parola chiave se si intende comprendere l’animo e la sensibilità dell’universo culturale brasiliano…
Quel sentimento struggente che è molto più del termine italiano nostalgia, intraducibile in molte altre lingue. In Italiano suonerebbe malinconia, assenza, tristezza, lontananza, tormento, perdita, o meglio è, forse, tutte queste dimensioni insieme.
Ma non è importante cercarne il significato quanto piuttosto coglierne lo spirito, così come, da sempre, cercano di fare scrittori, poeti e cantautori brasiliani.
Hanno scritto Tom Jobim e Vinícius de Moraes nella loro canzone “Chega de Saudade”:
Vai, tristezza mia / E dille che senza di lei non può continuare/ Dille con una preghiera / Che torni / Perché non posso più soffrire / Basta saudade! / La realtà è che senza di lei / Non c’è pace né bellezza / Solo tristezza e malinconia / Che non mi lascia / Non mi lascia / Mai / Ma semmai tornerà / Se tornerà / che bellezza! / Che follia!
La cultura brasiliana è saudade. Scrive Gilberto Gil nella sua canzone “Toda Saudade”:
Ogni saudade è la presenza dell`assenza / Di qualcuno, un luogo o un qualcosa, infine / Un improvviso no che si trasforma in sì / Come se il buio potesse illuminarsi. / Della stessa assenza di luce / Il chiarore si produce, / Il sole nella solitudine. / Ogni saudade è un capsula trasparente / Che sigilla e nel contempo porta la visione / Di ciò che non si può vedere / Che si è lasciato dietro di sé / Ma che si conserva nel proprio cuore.
Queste sono solo alcune citazioni che ci aiutano a capire che la saudade non è un pensiero, ma un sentimento, la memoria del cuore che soffre nel ricordo nostalgico, di ciò che non esiste più, è lontano, o non può più tornare ma è anche il modo di mantenere in vita quanto perso.
La Saudade è quindi la forza di non lasciarsi sopraffare da questo struggimento e di tradurre il passato dando un senso al presente.
Un interessante annotazione va fatta circa il particolare ed intimo rapporto che c’è tra la Saudade e il Samba. Scrivono Carlos Lyra e Ronaldo Bôscoli, “La saudade ha scritto un samba al posto tuo”. Così come la Saudade anche il Samba esprime una "filosofia di vita" In “Desde que o samba è samba” Caetano Veloso canta: “io faccio andare via la tristezza / Il samba deve ancora nascere / Il samba non è ancora arrivato / Il samba non morirà / Vedi, il giorno non è ancora spuntato / Il samba è padre del piacere / Il samba è figlio del dolore / il grande potere trasformatore”.
Il samba non è solo fatto musicale, bensì espressione artistica più alta e articolata di un popolo che ha scelto di raccontare la propria storia, dibattere i suoi problemi, celebrare le sue lotte. Se la Saudade si concentra sul presente, il Samba è la volontà di sognare il proprio futuro. Una volontà che si esprime attraverso la musica ma anche attraverso una precisa coreografia. Il Samba è esattamente nel passo corto, è “nel fare che vai, ma non vai”, è nel passo largo pieno di “ancheggio”, è nel ballare delle braccia, è nel girare costante della testa, mostrando un sorriso contagiante, una combinazione improvvisata di movimenti che nessuno al mondo riesce a fare uguale ad un brasiliano.
Quanto detto vuole essere una riflessione per un nuovo modo di guardare al Brasile e offrire un itinerario non convenzionale da seguire per viaggiare “intorno e dentro” il Brasile.